Cenote in Messico: i "pozzi" dove i Maya entravano nell'inframondo

02.11.2026

Nello Yucatán non ci sono fiumi in superficie. Ed è per questo che i Mya vedevano nell'acqua sotterranea un passaggio verso il mondo degli dèi.

Cenote in Messico: i "pozzi" dove i Maya entravano nell'inframondo

Il rapporto tra antichi Maya e acqua è qualcosa di viscerale, spiegabile - in parte - solo attraverso una prova di immedesimazione.

Immagina di scendere una scala di pietra umida. Sopra di te, un cerchio di cielo. Sotto, un'acqua così trasparente che sembra non esserci.

Stai entrando dentro un cenote messicano. Qualcosa che, per noi, è un incredibile spettacolo naturale, ma che per un Maya di 1000 anni fa, era una sorta di tempio in cui si consuvama un incontro, quello col mondo degli dèi.

Tutto questo, in un territorio in cui quasi non ci sono fiumi e dove l'acqua - al contrario - scorre sotto terra.
 

Cosa sono i cenotes messicani?

I cenotes sono pozzi naturali che si aprono quando il tetto di una grotta calcarea crolla e lascia vedere la falda d'acqua sotterranea. La parola viene dal maya yucateco ts'onot, che indica un luogo profondo dove si raggiunge l'acqua.

Alcuni sono laghi a cielo aperto con pareti verticali. Altri sono grotte con un'apertura stretta che si allarga verso il basso. Altri ancora si raggiungono solo da un ingresso laterale, come una caverna.
 

Come si sono formati i cenote in Messico?

La penisola dello Yucatán è una piattaforma di calcare. La pioggia filtra nella roccia, la scioglie lentamente e scava una rete di grotte e fiumi sotterranei (un effetto noto come carsismo, presente anche nella Baia di Halong in Vietnam, in Almeria e sui nostri Appennini) . Quando il livello dell'acqua si abbassa, le volte perdono sostegno e crollano.

Le stime parlano di 6.000-10.000 cenote in tutta la penisola. Intorno al cratere di Chicxulub, lasciato 66 milioni di anni fa dall'asteroide legato all'estinzione dei dinosauri, formano un anello più fitto che ne ricalca il bordo.

Senza fiumi, però, come si vive?

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I viaggi

In Messico, tra Chiapas e Yucatán

Due viaggi in piccolo gruppo con il bagno nel cenote della comunità maya di Yaxunah:

  • Messico Gran Tour, 14 giorni

  • Messico – Día de los Muertos, 15 giorni

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Perché i Maya consideravano sacri i cenote?

Perché erano l'unica acqua che non finiva mai. Nello Yucatán i cenote sono da sempre la sola fonte perenne di acqua potabile, e le grandi città maya sono nate accanto a uno di loro.

Quell'acqua veniva dal basso, e il basso era Xibalbá, l'inframondo. I Maya lo immaginavano come un mondo abitato da divinità, antenati ed esseri soprannaturali. Il cenote era la sua porta, e anche la casa di Chaac, il dio della pioggia.

Dalle grotte e dai cenote veniva anche la suhuy ha', l'acqua vergine. Secondo la tradizione, alcuni lignaggi maya erano nati proprio da lì.

E dove si bussa a una porta sacra, si lasciano offerte.

Il Cenote Sacro di Chichén Itzá

Il nome stesso della città parla d'acqua: Chichén Itzá si traduce di solito «alla bocca del pozzo degli Itzá». La costruirono i Maya, e fu un grande centro tra il 600 e il 1200 circa. Nel 2007 è stata scelta tra le nuove 7 meraviglie del mondo.

Il Cenote Sacro è collegato al centro della città da una strada rialzata di 300 metri, il sacbé. È largo circa 60 metri e le pareti cadono per 27 metri fino all'acqua.

I Maya ci gettavano offerte per Chaac: giada, oro, copale, ceramiche, armi di legno e, durante le siccità, anche persone. Nel 1566 il frate Diego de Landa scrisse che le vittime, secondo i Maya, non morivano.

Non tutti i cenote erano luoghi di sacrificio. A Punta Laguna, nessuno dei circa 120 individui ritrovati mostra segni di morte rituale.

Nei nostri viaggi in Messico la visita di Chichén Itzá comprende il Cenote Sacro, la piramide di Kukulkán, il campo della pelota e l'osservatorio.
 

Ik Kil o Yaxunah: dove fare il bagno in un cenote vicino a Chichén Itzá?

A 2,8 km dalle rovine c'è Ik Kil, il cenote che forse hai già visto in mille fotografie. A 25 minuti c'è Yaxunah, un villaggio maya con il suo cenote.

  • Ik Kil: un pozzo aperto di 60 metri di diametro, con l'acqua 26 metri sotto il suolo e le radici degli alberi che scendono fino alla superficie. Ci si arriva da una scala scavata nella roccia.
  • Yaxunah: il cenote Lol-Há, «fiore d'acqua», a un isolato dal centro del paese. Il turismo qui lo gestiscono gli abitanti, e accanto al villaggio ci sono le rovine di Yaxunah, ancora coperte dalla vegetazione. Si tratta proprio del cenote dove andremo noi.
     

Dal Chiapas allo Yucatán, seguendo l'acqua

Il Gran Tour attraversa il Messico da Città del Messico a Cancún in 14 giorni. L'acqua torna in ogni tappa:

  • Cañón del Sumidero: in barca tra pareti di roccia, nel Chiapas.
  • Agua Azul e Roberto Barrios: cascate e piscine naturali dove fare il bagno, prima e dopo il sito maya di Palenque immerso nella foresta.
  • Maní: un progetto agroecologico con le api melipone, le api senza pungiglione allevate dai Maya. È il paese dove, nel 1562, Diego de Landa bruciò 27 codici maya.
  • Uxmal e Bacalar: la piramide dell'Indovino, poi la laguna dei sette colori in barca.
  • Tulum: l'ultimo sito maya, affacciato sul Mar dei Caraibi.

Per i Maya, scendere in un cenote voleva dire avvicinarsi agli dèi. Oggi puoi farlo accanto a chi abita ancora quella terra.

Vieni a fare il bagno in un cenote maya! →

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