Ignoranza o malafede?

Ignoranza o malafede?
Per cambiare i comportamenti sbagliati è necessario spiegarli

Prima di dare dell’idiota a qualcuno

C’è una cosa che mi capita sempre più spesso di osservare, sia sui social sia quando sono fuori per lavoro: davanti a un comportamento scorretto nei confronti della fauna selvatica, la nostra prima reazione è quasi sempre il giudizio.

  • Uno si avvicina troppo a un cervo.
  • Qualcuno segue un animale per fotografarlo.
  • Un altro cerca di attirare una volpe con del cibo.

Parte il video, finisce online e nel giro di pochi minuti arrivano gli insulti: “idiota”, “ignorante”, “questa gente non dovrebbe andare in montagna”.

A volte viene spontaneo pensarlo. Anche a me.

E sia chiaro un punto, perché su questo c’è poco da interpretare: quando incontriamo un animale selvatico dobbiamo lasciargli spazio. Osservarlo a distanza, possibilmente con un binocolo o un cannocchiale, evitare di seguirlo, circondarlo, attirarlo o modificare il nostro comportamento per ottenere a tutti i costi una fotografia.

Se la nostra presenza provocasse una reazione nell’animale, dovremmo chiederci se siamo già troppo vicini. Le indicazioni degli enti di conservazione vanno esattamente in questa direzione: il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, per esempio, invita esplicitamente a osservare gli animali da lontano, senza inseguirli e senza avvicinarsi per fotografarli.

Il problema su cui vorrei ragionare, però, viene subito dopo.
 

Chi si comporta male sa sempre di comportarsi male?

Negli anni ho accompagnato tante persone in natura. Persone molto diverse tra loro, con esperienze, età e conoscenze eterogenee. E una cosa che il lavoro di guida mi ha insegnato è che ciò che per me oggi è scontato, per qualcun altro può non esserlo affatto.

Ho incontrato persone convinte che avvicinarsi lentamente a un animale non costituisse un disturbo. Persone che interpretavano la confidenza di un selvatico come una specie di invito ad avvicinarsi ancora. Persone che avrebbero dato del cibo a una volpe pensando sinceramente di farle un favore.

Sono comportamenti sbagliati. E possono avere conseguenze che chi li mette in pratica semplicemente non conosce. Abituare un animale alla presenza umana o al cibo, per esempio, può alterarne il comportamento e aumentare la probabilità di situazioni pericolose per l'animale stesso. Il PNALM spiega proprio per questo che alimentare i selvatici può favorire assuefazione all'uomo, competizioni innaturali e una maggiore esposizione a cause di mortalità legate alle attività umane. 

Ed è qui che secondo me entra in gioco una responsabilità che abbiamo anche noi che la montagna la frequentiamo molto, la raccontiamo o ci lavoriamo.

Spiegare.

Dire a qualcuno “allontanati” risolve forse quella situazione. Spiegargli perché dovrebbe allontanarsi potrebbe cambiare anche il suo comportamento futuro.

C’è una differenza enorme.

La conoscenza della natura non arriva automaticamente insieme a un paio di scarponi. Si costruisce. E spesso nasce proprio da qualcuno che, prima di noi, si è preso qualche minuto per raccontarci una cosa che ignoravamo.

Questo non significa pensare che qualsiasi comportamento derivi dall’ingenuità. Esistono persone perfettamente consapevoli di ciò che stanno facendo. Esistono quelli che, dopo una spiegazione, continuano ad avvicinarsi. Quelli che vogliono la fotografia a ogni costo. Quelli che ti rispondono male. Quelli che, anche davanti a una regola, decidono deliberatamente di ignorarla.

Alcuni cretini, insomma, restano cretini.

Ma non possiamo sapere sempre in anticipo chi abbiamo davanti.

Per questo penso che valga la pena tentare prima la strada della spiegazione.

Anche perché sui social abbiamo sviluppato una straordinaria capacità di riconoscere e condannare il comportamento sbagliato, mentre siamo molto meno allenati a spiegare perché lo sia.

Eppure, è proprio quel “perché” che può essere utile.

Perché un cervo che rimane fermo mentre ci avviciniamo non ci sta necessariamente dando il permesso di farlo. Perché una volpe che viene verso di noi non dovrebbe essere premiata con un pezzo di panino. Perché riuscire a fare una fotografia più ravvicinata non vale il disturbo che possiamo provocare. Perché l'incontro più bello con un selvatico, almeno per me, rimane quello in cui posso osservarlo continuare a fare quello che stava facendo prima che arrivassi.

Forse dovremmo misurare così anche la qualità delle nostre osservazioni: da quanto poco abbiamo modificato ciò che avevamo davanti.

La prossima volta che vediamo qualcuno comportarsi male, possiamo certamente criticare quel comportamento. Ma, quando le condizioni lo permettono, possiamo anche provare ad aggiungere una spiegazione.

Magari dall'altra parte troveremo qualcuno che non vuole ascoltare.

Oppure troveremo una persona che semplicemente quella cosa non la sapeva ancora.

E avremo trasformato un comportamento sbagliato in un'occasione per imparare qualcosa.

 

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