Il Kent: la porta-giardino d'Inghilterra
A Saint Martins di Canterbury tutto inizia e finisce
Questa chiesa, simbolo del Kent, sorge su una collina.
È circondata da lapidi muschiate e cinta da un muro di pietra che si interrompe con un antico lychgate, il cancello porticato dove sostavano le bare prima di accedere al cimitero per il loro ultimo viaggio. L’edificio è costruito in mattoni cotti, blocchi calcarei e selce, ha il tetto a capanna e mostra le cicatrici frankensteiniane dei suoi molti rifacimenti.
È una chiesetta semi-nascosta vicino all’università, ed è la chiesa in uso più antica d’Inghilterra, nonché vero inizio — o fine — della Via Francigena, strada di pellegrinaggio che collegava Canterbury a Roma e che è attestata già nel X secolo nel viaggio dell’arcivescovo Sigerico. Dal XII secolo Canterbury stessa, la cui Cattedrale cominciò ad attrarre i fedeli dopo il martirio di Thomas Becket nel 1170, divenne una delle principali mete di pellegrinaggio d’Europa. E Canterbury è, come Saint Martins, uno dei punti di ingresso del Cristianesimo in Gran Bretagna.

Molte vie di pellegrinaggio portano qui, quindi, come racconterà Geoffrey Chaucer nelle Canterbury Tales, libro che cambiò la letteratura inglese come la Divina Commedia quella italiana:
"[…]
Pertanto la gente parte lontano in pellegrinaggio,
e coloro che desiderano ardentemente cercare le reliquie degli stranieri,
di santi lontani, santificati in terre diverse,
e soprattutto, da ogni fine di contea,
in Inghilterra, scendono a Canterbury
[…]"
- Geoffrey Chaucer, The Canterbury Tales (libera parafrasi)

Se seguissimo la Francigena verso Dover, e ci lasciassimo la città alle spalle, prima di perdere di vista lo skyline della Cattedrale raggiungeremmo le North Downs e ci troveremmo immersi nell’Inghilterra più bucolica e campagnola: una vasta distesa modellata in colline e campi coltivati, punteggiata di villaggi di pietra, magioni nobiliari e sentieri. Se avete visto la miniserie “I Sette Quadranti di Agatha Christie” saprete di cosa parlo.
Qui, per primi i Romani e poi i monaci medievali introdussero la vite, avviando una tradizione vinicola locale che oggi è tra le più dinamiche d’Inghilterra. Ma non solo: le colline intorno a Wye portano la traccia delle scogliere cantate da Vera Lynn — il chalk, calcare gessoso, che si intravede sotto il manto erboso e anticipa il bianco accecante che fronteggia il mare 25 km più a ovest.
“There'll be bluebirds over
The white cliffs of dover
Tomorrow
Just you wait and see”
- Vera Lynn - The White Cliffs of Dover

Un muro bianchissimo, venato da noduli di selce scura, che si erge per circa 100 metri sulla Manica: così appaiono le White Cliffs of Dover, sia a chi le vede dall’alto dei sentieri che le percorrono, sia a chi le osserva dal mare. Dover, col suo porto e l’accesso all’Eurotunnel, giace in basso, laboriosa e un po’ sciatta, sovrastata dall’imponente castello sulla collina.
Il Kent è stato porta per i Romani di Claudio nel 43 d.C., del Cristianesimo di Sant’Agostino nel VI secolo e anche porta per le incursioni vichinghe. L’isola di Thanet, poco lontano da Dover, vide i primi sbarchi dell’VIII secolo perché vicinissima al continente — 36 km nel punto più stretto — e conformata in calette e baie facilmente raggiungibili. Pirati e contrabbandieri useranno le spiagge di Deal allo stesso modo, secoli dopo, e poi ci sarà la Seconda guerra mondiale che trasformerà le bianche scogliere in un fronte di difesa eccezionalmente efficace.
Il Kent, la porta d’Inghilterra
Eppure tutti lo conoscono come “The Garden of England”, e a ragione, perché tutti quelli che sono passati da qui hanno lavorato il paesaggio, modellandolo in una campagna ordinata e funzionale, capace di fornire all’intera nazione i due terzi della frutta da albero e un terzo delle fragole.
Ma non è tutto orto quello che cresce, e il Kent gode di questa sua fama anche per gli splendidi giardini e parchi che ospita. La fertilità del terreno e la mitezza del clima hanno permesso ai migliori giardinieri d’Inghilterra di creare oasi di verde che sono meta di pellegrinaggio per gli appassionati.
Tra questi, Sissinghurst è forse il più emblematico.
Qui il paesaggio non è solo coltivato, ma scritto. Il giardino prende forma come una sequenza di stanze verdi, ognuna con una propria atmosfera, una propria luce, un proprio tempo. È il progetto di Vita Sackville-West e Harold Nicolson, che trasformano le rovine di una dimora elisabettiana in un sistema poetico di spazi, dove il bianco delle rose si alterna al verde fitto delle siepi e alle geometrie più intime dei percorsi.
Sissinghurst non imita la natura: la organizza come un linguaggio. E in questo, forse, porta all’estremo ciò che il Kent ha sempre fatto: trasformare il paesaggio in una forma di pensiero.

Il Kent è liminale, eterno confine.
Non è mai solo arrivo o partenza, mai solo terra o mare, mai solo storia o natura. È un passaggio che si ripete, stratificato nei secoli, dove le stesse colline hanno visto navi, pellegrini, eserciti e giardinieri. E forse è per questo che ogni cammino che lo attraversa non sembra mai davvero finire: perché qui il viaggio non si conclude, ma semplicemente cambia direzione.
Noi torneremo presto a percorrere le vie e gli spazi cantati da Geoffrey Chaucer. Se vuoi, puoi unirti a noi nel prossimo viaggio in Kent.