Scozia Mon Amour

Scozia Mon Amour
Tutto quello che mi ha lasciato la Scozia (e che ritrovo ogni volta che ci vado)

Un giorno di fine Settembre ho preparato la valigia e sono partito per le terre di Scozia, pronto ad affrontare il mio semestre Erasmus nella fredda, ma accogliente Dundee.

Niente ti può preparare alla nazione di William Wallace, nemmeno un precedente viaggio in qualche altro Paese del Regno Unito: perché, da lassù, gli scozzesi hanno sempre guardato tutti gli altri anglosassoni&company con comprensibile diffidenza e si sono da sempre sentiti una nazione ben distinta per lingua, tradizioni, cultura, sistema legale e... whisky

Tre di queste differenze mi sono sembrate chiare fin da subito: ore 8:30 di una mattina uggiosa e fredda, seduto nell’aula dell’università con altri studenti stranieri per la presentazione ufficiale del nostro semestre universitario, vedo entrare un professore sulla quarantina, robusto, con un fare claudicante e due guance paonazze di chi ha corso per (non) arrivare puntuale. Una volta davanti alla cattedra, il nostro nuovo educatore snocciola un breve e informale saluto alla classe e poi si mette ad armeggiare nella sua capiente borsa in pelle, da cui estrae due bottiglie dal colore ambrato:

“Ragazzi, benvenuti in Scozia; se volete rimanerci dovete imparare a bere del buon Whisky!”. 

Qualche giorno dopo questa inaspettata esperienza “universitaria”, decido di prendere parte a un torneo di calcetto organizzato dal comitato studenti del mio campus. Due ragazzi scozzesi vengono a prendermi in una macchina sgangherata anni '90, salgo sul sedile posteriore, saluto con un “hi” bello pronunciato e passo i venti minuti successivi a cercare di capire quale lingua stessero parlando: Scots, l’inglese scozzese, che in alcune regioni assume la forma di un vero e proprio dialetto.

Grazie al cielo, le lezioni in università sono tenute in un inglese classico e, mentre frequento un corso di diritto commerciale, scopro che il sistema legale scozzese è basato in gran parte sul Diritto Romano, come i sistemi giuridici continentali, e solo in forma residuale sul “common law” di matrice inglese. Questo dovrebbe farvi capire bene la psicologia nazionale: tra i Romani, che gli avevano con tanto zelo e meticolosità costruito un muro invalicabile per non farli neppure avvicinare (Il Vallo di Adriano) e gli inglesi, i loro cari cugini scozzesi hanno, senza indugio, preferito i primi a quest’ultimi...

L’eccentricità e l’umorismo dei suoi abitanti, come sopra ben illustrato, costituisce solo una parte del fascino di queste terre puntellata da castelli e laghi

Quando ho lasciato la Scozia la prima volta, mi sono portato a casa ricordi di un paese gioviale e moderno, ma immerso nelle proprie tradizioni e orgoglioso dei suoi confini.

Quando ci sono tornato e mi sono perso nelle distese di erica delle Highlands, la Scozia si è trasformata davanti ai miei occhi in una selvaggia distesa naturale, puntellata da rocce, fattorie, promontori da cui si può spesso ammirare il mare intenso del Nord e le scogliere verticali che vi si gettano dentro a capofitto, senza lasciare traccia di sé. 

Camminando con i “Four Seasons” attraverso le brughiere color porpora, abbiamo fatto esperienza di cosa significa attraversare un territorio ancora pristino e selvaggio; i nostri piedi hanno calpestato le stesse zolle di terra che i Vichinghi avvistarono arrivando dal mare, con l’intenzione di fare loro un’isola potenzialmente ricca di risorse e strategicamente ben posizionata per muoversi verso Sud.

Abbiamo capito perché i Romani la chiamavano “Ibernia” (infatti anche ad Agosto, ogni tanto, ci vuole un maglione per la sera) ed è, forse anche per questo, che i nostri antenati non provarono mai a invaderla. 

Gli inglesi, invece, ci provarono a più riprese e ci riuscirono, per poi trovarsi nella scomoda circostanza di fare i conti con una popolazione incapace di sottomettersi, troppo orgogliosa della propria storia e delle proprie peculiarità: ce ne accorgiamo vedendo i kilt ancora indossati da energumeni con valigette e iphone, mentre ridacchiano divertiti con gli amici davanti a un boccale di birra e seduti a un pub nella più sperduta contea delle Highlands.

A ogni passo di questa avventura, la Scozia ci stupisce.

Così, se pensiamo un attimo a quello su cui i nostri occhi si sono soffermati in questi giorni, non possiamo che rendicontare una lunga lista di cose interessanti: contrasti culturali epici, paesaggi naturali adamantini, castelli merlati e tradizioni curiose, birra spumosa, whisky ambrato e salmoni deliziosamente cucinati, Kilt quadrettati e antica cultura celtica, pub mitici, brughiere incontaminate e il mare del Nord: ribelle, argenteo e misterioso.

Cosa state aspettando?

Ad agosto, torno di nuovo in Scozia per riscoprire tutto quello di cui ti ho parlato in questo breve articolo. Se vuoi, puoi venire anche tu!

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