UN GIORNO DI OTTOBRE IN QUEL DI CRETA

UN GIORNO DI OTTOBRE IN QUEL DI CRETA
Cosa ci ha spinto a organizzare un tour a Creta (e perché lo faremo di nuovo)

Quando a metà ottobre ci siamo avvicinati, un passo alla volta, verso il mare turchese di Creta, le speranze di poterci bagnare in quelle acque così invitanti erano molto alte.

Quel mare lo stavamo già ammirando da giorni e con prospettive sempre diverse: compariva all’improvviso ogni qual volta superavamo una cresta delle Lefka Ori,  vale a dire le “Montagne bianche”, che disegnano e enfatizzano la parte occidentale dell’isola di Creta, creando drammatici canyon e paesaggi degni delle Alpi nostrane; oppure mentre stavamo percorrendo una delle stupefacenti gole carsiche sui promontori più a sud, avvolti dai profumi del timo e della menta. O ancora la mattina, quando immersi nella luce diffusa e morbida del sole appena sorto, salivamo in pullmann le strette e panoramiche stradine dell’isola, serpeggiando su per le coste frastagliate verso il punto di partenza del nostro trekking giornaliero.      

Quel mare lo avevamo scorto, fiacheggiato, commentato e ammirato per diversi giorni, aspettando l’occasione giusta per godercelo e, adesso, il momento sembrava proprio arrivato, dopo una giornata di trekking lungo la costa sud-occidentale dell’isola, fatta di sole, risate, caprette e profumo di mare. 

Eppure, in piena stagione autunnale, nessuno si era avvicinato all’acqua con sicurezza, come per comunicare agli altri:

“Sì certo, sembra un set fotografico: il mare cristallino, i ginepri secolari, la spiaggia di sabbia finissima, una piscina naturale di fronte a noi, ma come farà mai l’acqua ad essere godibile nell’emisfero boreale, in questa stagione di foliage e castagne arrosto!?”.

Come novelli San Tommaso ci siamo rilassati solo quando il primo dito del piede ha toccato l’acqua trasparente e non si è affatto ritratto, ma anzi ha comunicato al resto del corpo la buona notizia: è calda!

A galla, a testa in su, rinfrescandoci dopo una giornata di cammino, abbiamo visto sulle facce dei nostri compagni di avventura stagliarsi un sorriso largo e pronunciato mentre sguazzavano o facevano snorkeling tra i fondali a vista.
Cullati nell’abbraccio di quelle onde, ci siamo improvvisamente resi conto del profondo regalo che era stato accompagnare questo tour: riscoprire l’antica terra minoica era stato un ritorno alle origini.

Non possiamo nascondere la singolare sensazione, appena approdati sull’isola, di esserci sentiti come Odisseo al rientro in patria, dopo un lungo viaggio di strane disavventure: un po’ disorientati in principio, ma comunque con una piacevole sensazione di familiarità.

Il cibo stesso aveva un sapore conosciuto, reminiscenza di una vita passata in cui bevevamo vino dell’Anatolia e olio d’oliva purissimo del Peloponneso. 
Quelle stesse piante di ulivo, che ci regalavano protezione dai raggi del sole e ci accompagnavano lungo gran parte dei nostri sentieri, ai nostri occhi apparivano come sentinelle di un passato lontanissimo, ma sempre vivo nella nostra memoria. 

Mentre attraversavamo le vestigia dell’antica città di Lissos ci siamo chiesti cosa avrebbero potuto raccontarci alcune di queste piante secolari, loro che hanno visto tutto lo splendore di questa civiltà, la sua rovina e finanche la decadenza delle sue stesse opere, di cui oggi possiamo ammirare solo poche affascinanti rovine.

In questa terra ogni pianta, animale, luogo o elemento geografico racconta un mito: quello del minotauro, della contesa tra Atena e Poseidone, o ancora della capra Amaltea che accudì Zeus appena nato, proprio in cima al Monte Ida, la vetta più alta dell’isola di Creta. 

Dalla nostra spiaggia possiamo appena intravederla, ben 2.456m sul livello del mare.

Qualsiasi tentativo di scalata sarebbe davvero prodigioso, ma per essere onesti, nessuno ha osato inserirla nel prossimo viaggio di gruppo in partenza; l’unica motivazione convincente sarebbe stata offrire ai partecipanti il favore di Zeus a vita, una volta arrivati in cima, ma, onestamente, non possiamo garantirlo!
Eppure, in questo momento, nemmeno questa fantasiosa prospettiva potrebbe allontanarci dalla nostra condizione di beatitudine, immersi come siamo nel mare cristallino di questa meravigliosa isola. 

Si dice che gli antichi temessero il mare sopra ogni altra cosa, perché il suo signore era suscettibile alle critiche, iracondo e molto vendicativo: alcuni tra i peggiori disastri sono stati arrecati agli uomini per colpa di un torto fatto al dio Poseidone eppure... ora che il dio si è fatto più benevole e seducente, ora che ci ha attirato a sé, convincendoci a sfidare anche le tiepide acque del mare autunnale, cosa potrebbe mai portarci via da questa avventura?

Noi ripartiremo presto per Creta. Se vuoi venire con noi, qui trovi tutte le info sul viaggio!

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