Domande in viaggio: "Quanto manca?"
In tutti i giorni del calendario solare di ogni guida arriva spesso, senza preavviso, il momento di rispondere a una domanda perentoria ed ineluttabile; poche parole pronunciate in maniera casuale, ma sempre cariche di speranza e fatica. Se solo chi le pronuncia sapesse che non esiste, per una guida, domanda più impegnativa e angosciante a cui trovare risposta, forse ci penserebbe due volte, prima di caricare i polmoni di aria ed intonare con forza:
quanto manca?!
Ahi, nella mente della guida ambientale escursionista certificata (su tutto e di più), queste due paroline così corte danno il là ad una reazione chimica lunghissima, per richiamare al cervello tutte le energie rimaste e procedere al computo complicatissimo.
Prima di tutto occorre considerare i principali fattori esterni:
forza gravitazionale, certo;
moto di rotazione terrestre, ovviamente;
percentuale di umidità atmosferica;
temperatura del suolo, quanto meno.
Per poi passare alle misurazioni, evidentemente, più complesse:
l’imprevedibile sosta merenda dovuta ad un calo di zuccheri beffardo;
il malaugurato tentativo, della durata di circa sette minuti e mezzo, di scattare un selfie con una farfalla iridea per poi scoprire l’impossibilità fisica di cogliere quell’ esatto istante;
la dovuta e pretesa spiegazione sul perché gli alberi (non sempre) sono verdi, il cielo blu (solo nelle giornate terse) e le rose (alcune) rosse.
A questo punto, dopo aver ricavato il totale e averlo confrontato con la sequenza di Fibonacci per fini probabilistici, la guida, in uno sforzo erculeo, progetta nell’etere la propria risposta, fatta di ore, minuti e sospiri, sperando venga dimenticata velocemente.
È giusto ricordare, onorandoli o biasimandoli (scegliete voi), quanti hanno cercato di ovviare al problema con altri sotterfugi.
I più moderni di noi hanno provato ad affidarsi alla tecnologia per rispondere; ma in quel preciso istante in cui la domanda è pronunciata, è evidente che il cliente si aspetta dalla guida una risposta immediata e spontanea, da chi quel sentiero lo conosce come le sue tasche e non ha bisogno di trovare la risposta in nessun artifizio elettronico.
No, non si può mostrare tanta incertezza.
Altri hanno elucubrato risposte preconfezionate per evitare di regalare numeri e minuti al vento (molto spesso sconfessati dall’effettivo orario d’arrivo), ma tra quelle che vengono tramandate per tradizione orale, fino ad ora, nessuna ci è sembrata convincente.
Al famigerato “quanto manca” qualcuno ha tentato con un “il tempo rimanente”.
No, decisamente sofistico e poco professionale.
Altri con un “il tempo è un’illusione, esiste solo il momento presente...”, ma questa risposta, benchè filosoficamente accettabile, richiederebbe da parte della guida, per rimanere credibile, la capacità poi di levitare e proseguire per la restante parte del trekking con i piedi staccati da terra di qualche centimentro: molto difficile e non ci risulta che qualcuno abbia mai avuto successo nell’impresa.
Altri hanno tentato un approccio più scientifico: “Secondo la teoria generale della relatività di Einstein, non possiamo calcolare in maniera efficiente il tempo in uno spazio quadrimensionale se non abbiamo almeno...”.
Esatto, saccente ed evasivo.
E come non menzionare la peggiore di tutte: “Aspetta, guarda lì in cielo, c’è l’unico esemplare al mondo di falco dal becco leporino!”.
Tentativo inqualificabile di distrarre il richiedente che, ad oggi, non ha mai riscontrato successo ed ha portato, invece, alla revoca di qualche patentino da parte dell’Aigae.
Arrendiamoci. La verità è solo una: non c’è soluzione né scappatoia a questa domanda così carica di responsabilità;
l’unica cosa che possiamo fare, se ci saremo sbagliati, è accettare a cena le critiche (oh sì, ne arriveranno sicuramente prima del dessert), mentre ci si ripete, tra sé e sé:
domani è un altro giorno.