La Montagna oltre il Tempo: camminare dentro e insieme

La Montagna oltre il Tempo: camminare dentro e insieme
Un po' della saggezza che la montagna mi ha insegnato

Nello scatto che accompagna queste parole, ci sono anch’io, sospeso “sopra” la montagna. Non davvero in cima, ma in un gioco di prospettiva, un artificio che mi regala la vista dall’alto senza fatica, l’illusione di dominare quella grandezza. Un’immagine ironica eppure sincera, perché sappiamo bene che la vera altezza non si misura in metri guadagnati, ma nella pazienza che coltiviamo, nella temperanza con cui accettiamo i nostri limiti.

La montagna non è un nemico da battere, né un trofeo da conquistare in fretta.

È un organismo vivo che si prende tutto il tempo che vuole: orchestra continui cambi di luce, drammatizza i venti, dispensa rocce taglienti e canaloni incerti, regala orizzonti che si trasformano al passo del sole.

Quando camminiamo su quei sentieri, siamo costretti a rallentare. A ogni passo corrisponde un respiro, ogni zaino ha il suo peso, ogni bivacco racconta storie di attese, risate, cibo condiviso e… sì, anche di fila davanti alla porta del rifugio, a ricordarci che siamo parte di una comunità fragile e meravigliosamente imperfetta.

Non si tratta di gareggiare contro l’alta quota o contro gli altri escursionisti, ma di entrare in una danza lenta con noi stessi e con la montagna. La vera vittoria non è arrivare in cima per primi, ma conquistare quella calma interiore che resiste al ticchettio del cronometro, a quella fretta che tanto spesso ci accompagna nella vita quotidiana.

è chi ancora oggi saluta l’anno vecchio gettando fuori casa ciò che non serve più. Un gesto liberatorio per lasciare spazio a nuovi inizi.

 

Nessuno nasce “già” all’altezza

Molti immaginano che chi vive in montagna sia automaticamente padrone di quei luoghi, ma non è così.

Anche chi abita tra quelle vette spesso evita le asperità più vere, perché la montagna parla un linguaggio sincero, che non ammette scorciatoie.

Basta un tratto sdrucciolevole o un colpo improvviso di vento per farci sentire fragili, vulnerabili.

E va bene così.

Il vero miracolo non è scalare una parete in meno tempo, né accumulare chilometri, ma scoprire che in realtà non siamo mai davvero padroni di nulla, tranne che del singolo respiro che ci tiene ancorati al sentiero, al presente.

È un’epifania che si ripete a ogni passo: non siamo i dominatori di quel paesaggio, ma ospiti rispettosi e consapevoli, e per questo profondamente umili.

Il ritmo lento del respiro

Camminare in montagna senza orologio significa accogliere un tempo diverso, uno scandito dal battito del cuore, dal suono degli scarponi che frantumano la ghiaia, dal sussurro del vento fra le rocce.

Ricordo le albe lente che ho visto in questi mesi, quando la luce si filtra fra i larici e trasforma il paesaggio in un dipinto vivo di oro e porpora.

In quei momenti il respiro non è solo una funzione vitale, ma un mantra: quattro secondi nell’inspirazione, sei nell’espirazione, lasciando che ogni pensiero si dissolva come neve al sole.

La fretta è il ladro più subdolo della montagna, porta via la meraviglia e ci consegna solo una foto da mostrare, senza aver vissuto davvero quel luogo. Chi invece si ferma scopre che un singolo sasso racconta la fatica di millenni, che un filo d’erba aggrappato alla roccia è un manifesto di tenacia e speranza.

 

Il silenzio che non tace

In quota, il silenzio non è vuoto.

È una melodia composta da echi lontani, dal gorgoglio di un ruscello, dal fruscio delle foglie, dal canto di un rapace. È un invito a incontrare sé stessi, senza distrazioni, a riconoscere emozioni e paure nascoste.

Durante le mie escursioni solitarie, ho imparato a fermarmi e ascoltare: tre parole emergono quasi sempre, quasi come un sussurro del paesaggio:

  • sorpresa;
  • timore;
  • gratitudine.

E spesso sono le stesse parole che, nel silenzio della mente, si rivolgono a noi per rivelarci ciò che stiamo evitando nella frenesia di tutti i giorni.

Il silenzio diventa così uno specchio senza giudizio, un luogo dove accogliere quel che siamo, con le nostre fragilità e desideri.

La Montagna come Comunità

La montagna non è mai un’esperienza solitaria, anche quando camminiamo da soli.

È un luogo di incontri, di complicità e di cura reciproca.

Ho visto più volte mani che si tendono per superare un tratto sdrucciolevole, ho sentito storie e risate che si intrecciano attorno a un fuoco al rifugio. In quei momenti il confine tra chi vive stabilmente in quota e chi arriva per la prima volta si dissolve: siamo tutti compagni di un viaggio condiviso.

Il sentiero perde i confini dell’ego, il traguardo più grande diventa restituire un sorriso, una parola gentile, un gesto di aiuto.

 

Contro la mercificazione della montagna

Oggi la montagna è spesso ridotta a un prodotto da vendere, confezionato in pacchetti turistici “chiavi in mano”, con guide, navette, e pasti inclusi. È un paradosso: per vendere il contatto autentico con la natura, la si imbriglia in schemi rigidi e affrettati, si elimina l’imprevisto e la sorpresa.

Ma la vera montagna è imprevedibile: le nuvole che avvolgono la cresta, la pioggia che bagna i vestiti, il bivacco sotto il cielo stellato — sono queste le magie che non si possono programmare.

Chi trasforma l’escursionismo in una corsa ai “like” e ai “badge” digitali si dimentica che la bellezza del cammino sta nell’esperienza interiore, nel silenzio, nella relazione con il paesaggio e gli altri.

 

L’autenticità come vertice

Alla fine, il vero vertice non è quello che si raggiunge con uno scatto o un racconto da postare sui social, ma quello che cresce dentro: un respiro profondo, un silenzio che parla, una mano tesa al compagno in difficoltà.

La montagna è paziente, ci aspetta con la sua immutabile presenza e ci insegna che la grandezza è fatta di umiltà e rispetto, non di velocità o numeri.

Se impariamo a metterci al suo livello — non per dominarla, ma per ascoltarla — allora ogni passo diventa un racconto di comunità e di autenticità.

Solo così potremo davvero portare a casa un tesoro più prezioso di un selfie in vetta:

la consapevolezza che il vero vertice è dentro di noi.

 

Cerca il tuo viaggio