Un trekking tra leggende, montagne e paesaggi senza tempo
Il Grande Anello dei Monti Sibillini è un trekking itinerante che invita a entrare in profondità in uno dei paesaggi montani più affascinanti e integri dell’Appennino. Un cammino circolare che abbraccia l’intero massiccio, dalla catena settentrionale a quella meridionale, permettendo di viverlo nella sua completezza, giorno dopo giorno, passo dopo passo.
Il percorso si snoda tra crinali panoramici, pascoli d’alta quota, boschi silenziosi e valloni scolpiti dal tempo, offrendo una continua varietà di ambienti e punti di vista. Ogni tappa ha una propria identità, con luci, colori e atmosfere che cambiano costantemente, rendendo il viaggio dinamico e mai ripetitivo.
Camminare intorno ai Sibillini significa immergersi in una natura ampia e ariosa, dove lo sguardo può spaziare lontano e il ritmo del passo si armonizza con quello della montagna. I momenti di fatica si alternano a spazi di contemplazione, ai silenzi dei crinali, agli incontri con piccoli borghi e tracce di una presenza umana antica e rispettosa.
Il Grande Anello non è solo un itinerario escursionistico, ma un’esperienza di relazione con il territorio: con i suoi equilibri naturali, le sue storie, le leggende legate alla Sibilla e l’identità profonda del Parco Nazionale. Un viaggio pensato per chi cerca un trekking autentico, intenso e rigenerante, capace di lasciare un segno ben oltre la fine del cammino.
COME: Viaggio di gruppo itinerante con Guida Ambientale Escursionistica Four Seasons (min. 4 max. 15 partecipanti)
DIFFICOLTÀ: Trek lungo il Grande Anello dei Sibillini, tappa dopo tappa; percorso impegnativo (non per caratteristiche tecniche, privo di tratti esposti) rivolto a soggetti allenati ed in ottimo stato di salute, abituati ad escursioni giornaliere continue su distanze e dislivelli importanti, attraversiamo ambienti naturali diversi(crinali, pascoli, boschi, vallate), rallentiamo il passo per osservare e ascoltare la montagna incontrando le persone del luogo e scopriamo storie e tradizioni, gustiamo la cucina e i prodotti tipici del territorio, condividiamo momenti di silenzio, panorami, tramonti e cieli stellati.
Dettagli sulla scala di difficoltà sono riportati sul ns. catalogo, sul ns. sito o cliccando QUI
DOVE DORMIAMO: pernotto in rifugi, B&B o agriturismi
PASTI INCLUSI: prima colazione e due cene cene
NON INCLUSI: pranzi al sacco; le bevande; le cene (tranne le due cene comprese)
TRASPORTI LOCALI:
Nessuno
Trasporto bagagli (incluso)
• Auto propria
• Treno
Per gli orari di inizio e fine viaggio, fare riferimento alla scheda viaggio allegata.
Ritrovo dei partecipanti nel tardo pomeriggio per briefing di presentazione del trek ed ultimi preparativi.
Cena e pernottamento
Partiamo subito con una giornata impegnativa che unisce le 2 tappe iniziali per via dell’inagibilità del rifugio di Cupi. L'itinerario ripercorre un tratto dell'antica via della “Madonna di Macereta et Loreto”, un tempo percorsa dai pellegrini che dal Regno di Napoli si recavano al Santuario di Loreto, attraversando i Sibillini.
Si parte da Visso, uno dei Borghi più belli d'Italia, sede del Parco. Superato il centro storico, al momento non visitabile, poco dopo aver intrapreso il cammino si incontra la Rocca di S. Giovanni con la torre del Mastio alta 24 m e l'incastellamento risalente al XIII secolo. Si sale lungo il versante ovest del Monte Careschio fino ad affacciarsi d'improvviso sugli ampi pascoli dei piani di Macereto, al centro dei quali si erge imponente l'omonimo Santuario ottagonale, di stile bramantesco. Il paesaggio in questo tratto è dominato dalle imponenti pareti rocciose del Monte Bove Nord (2112 m), che precipitano con un salto di 700 m sulla Valle di Ussita e sulla Val di Panico, in cui sono ben visibili i segni lasciati dai ghiacciai del Quaternario. L’area del M. Bove è resa interessante dalle pareti di aspetto dolomitico, dagli splendidi circhi glaciali presenti nella Val di Bove e nella Val di Panico e, alle quote più elevate, dagli ampi pascoli che ospitano numerose specie floristiche caratteristiche dei Monti Sibillini. Lungo il percorso, si incontra il Santuario di Macereto (attualmente inagibile), edificato su modello bramantesco da Giovan Battista da Lugano nel XVI secolo, che comprende la basilica e l'adiacente Palazzo delle Guaite, racchiusi da un recinto murario con un portico interno che serviva da rifugio per i pellegrini e i pastori transumanti.
Dopo l’abitato di Cupi la prima parte del percorso attraversa un ambiente caratterizzato da praterie montane in cui domina la presenza di graminacee. Oltre alle variopinte fioriture di eliantemi, non-ti-scordar-di-mè, orchidee sambucine e molte altre specie, sui prati più freschi compaiono, in primavera, le candide fioriture del narciso dei poeti, mentre i funghi prataioli disegnano qua e là i loro caratteristici “cerchi” che la tradizione locale considera “opera delle streghe”.
L’area è frequentata dalla coturnice e da molti uccelli rapaci quali il gheppio, la poiana e la maestosa aquila reale. La seconda parte dell’itinerario è invece caratterizzata dagli splendidi panorami che si aprono sull’alta Valle del Chienti e sulla conca di Camerino, racchiusa tra due morbide dorsali montuose che si sviluppano verso il M. S. Vicino e il M. Catria. La discesa dal Monte Coglia verso Fiastra, attraverso tratti di bosco di faggio e di querce, offre invece suggestivi scorci sull’azzurro lago del Fiastrone e sui piccoli borghi circostanti. Il Lago di Fiastra, così ben inserito nel paesaggio, non è un meraviglioso dono della natura ma il frutto dell’ingegno umano, che ha imbrigliato il fiume Fiastrone con una diga per produrre energia elettrica. Sul colle di S. Paolo, ben visibile per chi scende dal Monte Coglia, si erge l'antico Castrum Flastrae, ora Castello dei Magalotti, di cui sono ancora ben visibili i resti delle solide mura perimetrali e del maschio centrale.Qui si rifugiava, con viveri e bestiame, la popolazione in fuga dalle invasioni nemiche.
L’itinerario attraversa l’ampia dorsale che si abbassa sulla valle del Fiastrone che offre ambienti di straordinario interesse naturalistico e grandiosi scenari di selvaggia bellezza. Lungo l’itinerario si aprono scorci panoramici sul tratto più impervio e profondo della valle, in cui le acque impetuose del torrente hanno inciso la roccia calcarea formando un’impressionante forra. Sulle rupi nidificano uccelli di grande interesse naturalistico, come il falco pellegrino e il picchio muraiolo, mentre i boschi sono frequentati da molti mammiferi tra cui il lupo, il capriolo, il gatto selvatico, l’istrice, il tasso e la volpe.
Moltissime sono le testimonianze dell’antica presenza dell’uomo in questa valle: i ruderi di Col di Pietra (XIII sec.), antica “Roccaccia”, l’Abbazia di S. Salvatore a Monastero (sec. XI), e la Grotta dei Frati, posta a picco sulle gole del Fiastrone. La Grotta fu abitata dal XIII sec. dai monaci Clareni (francescani dissidenti), che intorno al XVI sec. furono indotti ad abbandonarla dalla popolazione ostile.
Lungo il percorso si incontra una delle rare leccete dei Monti Sibillini. Costeggiando il bosco si aprono scorci suggestivi su un’imponente balza di scaglia rossa. Gran parte di questo itinerario si svolge lungo un’ampia dorsale il cui versante orientale precipita sulle colline fermane e picene formando pareti rocciose e valli incassate, mentre quello occidentale declina dolcemente, con prati-pascoli e coltivi, sulla valle del Fiastrone. La sommità della dorsale è caratterizzata da vasti altipiani, denominati Prati di Ragnolo, che offrono in primavera spettacolari fioriture di specie particolarmente interessanti e vistose, quali la viola d’Eugenia, l’orchidea sambucina, la potentilla, il trifoglio, la lupinella, diverse specie di genziana e la peonia. Qui è facile ascoltare il canto delle allodole ed osservare i gheppi immobili a mezz’aria nella caratteristica posizione detta “a spirito santo”. Ai prati fanno da sfondo, verso sud, le affilate creste dei Sibillini e le profonde incisioni delle valli, e verso est, le armoniche colline marchigiane fino alla costa del mare Adriatico, in cui si staglia la sagoma del M. Conero. I colori dei prati pascolo I pascoli montani dei Prati di Ragnolo regalano, in primavera, spettacolari fioriture. Nella miriade di fiori che li colorano spiccano la genziana maggiore, il narciso dei poeti, la viola d’Eugenia, la peonia officinale e diverse specie di orchidee.
Lasciato il valico di Pintura di Bolognola, si attraversa una faggeta sospesa sulla selvaggia Valle Tre Santi per proseguire, infine, alle falde dei rilievi che dal Monte Castel Manardo (1917 m) digradano verso Amandola e la Valle del Tenna.
L’itinerario attraversa, mediante una serie di saliscendi, le suggestive valli dell’Ambro e del Tenna. Il paesaggio è caratterizzato dall’alternarsi di bosco misto a piccoli campi. Laddove prevale un suolo marnoso arenaceo, crescono anche boschi di cerro e castagneti, mentre più in alto, i boschi misti lasciano progressivamente il posto alla faggeta. Poco oltre il paesino di Garulla, completamente immersa nel verde, compare l’Abbazia dei S.S. Vincenzo e Anastasio, sorta probabilmente prima dell’anno Mille, compare lungo il sentiero, quasi per incanto, a ricordare l’antica presenza dei monaci che scelsero, per i loro insediamenti, questi luoghi impervi, ma di rara bellezza.
Da Capovalle il panorama si apre sulla lussureggiante valle dell’Ambro, sovrastata dall’imponente mole del Monte Priora e dal Balzo Rosso, uno sperone verticale di scaglia rossa, alto più di 300 metri. Oltre la dorsale del Monte Priora si staglia l’elegante sagoma del Monte Sibilla, con la sua caratteristica fascia di roccia rossastra denominata “La Corona”. E ancora si ritrovano i caratteristici appezzamenti coltivati, a Campi di Vetice, che sembrano sospesi tra le profonde valli dell’Ambro e del Tenna. Salendo verso Rubbiano, infine, ci si inoltra per l’angusto imbocco della Gola dell’Infernaccio. In questi ambienti di transizione tra la collina e la montagna vivono numerose specie di mammiferi come il lupo, il cinghiale, il gatto selvatico, il tasso e la volpe. Per le loro abitudini prevalentemente notturne, non è facile incontrarli, ma osservando il terreno è possibile scoprire i segni della loro presenza.
Nella prima parte del percorso il paesaggio è caratterizzato da praterie aride che, più in basso, sfumano nelle boscaglie, nei campi coltivati e in quelli abbandonati, riconoscibili dai segni ancora evidenti di antichi terrazzamenti.
Oltrepassata la frazione di Isola S. Biagio la visuale si apre sulla valle dell’Aso “sorvegliata” dal paese di Montemonaco, che si affaccia sulla catena dei Sibillini e sulle colline picene fino al mare. Lungo il corso dell’Aso si incontra l’antica chiesa di S. Maria in Casalicchio (XIII sec.), da cui si risale al borgo di Altino. Si prosegue al cospetto della lunga ed affilata cresta che dal Monte Banditello sale fino alla cima del Monte Vettore (2476 m), la montagna più alta dei Sibillini. Sul versante opposto della valle dell’Aso svetta invece il Monte Sibilla (2173 m), la montagna “magica” su cui si trova la grotta delle Fate, regno della mitica Sibilla Appenninica.
Il Monte Torrone e l’imponente versante est del Monte Vettore dominano questo ultimo tratto di percorso. In questo tratto si incontrano dei castagneti, la cui presenza, sui Sibillini, è limitata a poche aree, soprattutto del versante Est, poiché vincolata alla presenza di terreni marnoso – arenacei.
Le castagne, hanno rappresentato, in passato, uno degli alimenti fondamentali per la gente di queste montagne. Lungo l’itinerario si incontra la chiesa di Santa Maria in Patano (fine VIII sec.) gravemente danneggiata dal sisma. I suoi affreschi raffiguranti Sibille e profeti sono testimonianza dell’antica e frequente usanza di unire icone cristiane e pagane.
Il primo tratto del percorso si snoda ai piedi dell’imponente versante orientale del Monte Vettore. Dalla cresta, che domina le piccole frazioni di Montegallo, precipitano fossi e canaloni di origine glaciale, che convogliano le acque sorgive e meteoriche nel bacino del torrente Fluvione, affluente del Fiume Tronto.
Si prosegue poi lungo il “sentiero dei mietitori”, un tempo percorso dai braccianti che si recavano, di notte, a “fare la piazza” nei paesi della montagna, aspettando cioè l’arrivo, alle prime luci dell’alba, dei proprietari terrieri per essere ingaggiati nei lavori della mietitura del grano di Castelluccio, ultimo in stagione a maturare. Raggiunto il valico di Forca di Presta si aprirà di fronte a noi l’immenso altopiano di Castelluccio che scendendo attraverseremo fino a raggiungere il borgo omonimo dove pernotteremo.
Questa tappa segna il passaggio dall’ampiezza spettacolare dell’altopiano a paesaggi più intimi e raccolti. Si sale lasciandosi alle spalle il Piano Grande, con alle spalle la vista grandiosa verso sud dell’altopiano e delle cime più alte dei Sibillini che si affacciano su di esso fino a raggiungere il valico di Forca di Giuda dove si scenderà gradualmente lungo valloni e pendii erbosi, offrendo nuove prospettive sulla valle del Campiano. Il percorso alterna tratti aperti e panoramici a zone più riparate, dove il paesaggio si fa silenzioso e invita a un’andatura lenta e regolare. È una giornata in cui lo sguardo si posa sui dettagli: i cambi di luce, le forme morbide delle montagne, le tracce della vita rurale che caratterizzano queste aree di confine tra alta quota e montagna abitata.
L’arrivo a Campi Vecchio restituisce un’atmosfera semplice e autentica, legata alla tradizione agricola e pastorale del territorio. Il contesto invita alla calma e alla condivisione, rendendo questa tappa ideale per chiudere la giornata con un senso di continuità e armonia con il paesaggio attraversato.
Risaliti al valico situato a 1200 m tra il Monte Lungo e il Monte Macchialunga si entra, tra pascoli secondari e sparuti campetti coltivati, nella conca dei Casali dell'Acquaro, una delle aree meno frequentate del Parco. Le praterie dei Colli dell’Acquaro sono cosparse di casali, alcuni dei quali ancora utilizzati per la pastorizia.
In queste zone sono tuttora vive le attività agricole tradizionali, che a queste altitudini, ben oltre i 1000 m, si basano sulla coltivazione di lenticchia, di frumento e di foraggio. Si scende quindi nella boscosa valle di Visso, che ha rappresentato, in passato, la più importante via di comunicazione con l'antico centro storico di Norcia. Sono i colori che la vegetazione regala nelle diverse stagioni a caratterizzare questo paesaggio: in autunno spicca il giallo oro e il rosso intenso degli aceri; in inverno sono invece le bacche rosse e lucide della rosa canina a risaltare nel bianco della neve; in primavera fioriscono le piante del sottobosco, come i ciclamini, le primule, le viole e l'erba trinità; d'estate, infine, il verde compatto delle chiome si movimenta con giochi di luci ed ombre. Questo è lo scenario in cui si muove silenzioso il lupo appenninico, che in questo settore dei Sibillini è da sempre presente, come testimonia il toponimo “Vallopa”, cioè valle della lupa, attribuito alla frazione di Borgo S.- Giovanni. Riuscire a intravederlo è un evento tanto emozionante quanto raro a causa del suo comportamento elusivo e delle abitudini prevalentemente notturne. L’arrivo, o meglio il ritorno a Visso segna la chiusura del Grande Anello e il compimento del viaggio.
Dopo giorni di cammino, la valle accoglie con un senso di familiarità nuova: gli stessi luoghi della partenza appaiono diversi, osservati con occhi più attenti e consapevoli.
E’ un momento di sintesi e restituzione, in cui il percorso compiuto intorno ai Sibillini trova il suo significato più profondo.
Un ultimo passo che racchiude il viaggio e ne conserva l’esperienza, non resta che augurarvi un arrivederci al prossimo viaggio nei Monti Sibillini!
QUOTE BASE IN CAMERA DOPPIA: matrimoniale o doppia condivisa, con altri partecipanti dello stesso sesso. Vedi anche note sulla scheda viaggio.
SUPPLEMENTO CAMERA SINGOLA: - Sempre su richiesta e a disponibilità limitata.
LA QUOTA COMPRENDE: pernottamento in struttura in camere doppie con servizi privati; le prime colazioni; due cene; il trasporto bagagli da una tappa all’altra; assistenza di una Guida Ambientale Escursionistica per tutta la durata del viaggio;
LA QUOTA NON COMPRENDE: spese di apertura pratica (vedi sotto); i pranzi al sacco; le bevande; le cene (tranne le due cene comprese); il trasporto per arrivare alla destinazione e per il ritorno; quanto non contemplato nella voce "La quota comprende".
SPESE DI APERTURA PRATICA: € 20,00 obbligatorie, per persona. Comprendono l’assicurazione medico-bagaglio; sono utilizzate anche per finanziare progetti di compensazione delle emissioni di CO2 derivanti dalla partecipazione ai viaggi e la partecipazione al progetto “Salviamo l’Orso”.
NOTE: la quota è basata sulla sistemazione in doppia (sistemazione in camera singola su richiesta con supplemento). Per coloro che viaggiando da soli, richiedono comunque la sistemazione con altro/a partecipante, sarà assegnata la camera doppia in condivisione. Qualora però, a ridosso della partenza, l’abbinamento non si fosse completato, si procederà all’assegnazione della camera singola con relativo supplemento.
IMPORTANTE! ANNULLAMENTO VIAGGIO. In caso di annullamento, fare riferimento alle “Condizioni Generali” del contratto di vendita di pacchetti turistici.
ASSICURAZIONE ANNULLAMENTO VIAGGIO, CONDIZIONI E GARANZIE PER ANNULLAMENTI. Facoltativa, non inclusa nella quota, ma è possibile stipularla con un costo del 5% del totale dell’importo assicurato. Richiedi comunque il preventivo effettivo. L’assicurazione potrà essere stipulata esclusivamente al momento della prenotazione del viaggio.
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VALIDITA’ DELLE INFORMAZIONI: tutte le informazioni riportate su queste pagine sono indicative e sono un estratto di quelle riportate in modo esaustivo sulla Scheda Tecnica del viaggio, che costituisce la descrizione ufficiale del viaggio e alla quale si prega di fare esclusivo riferimento.
Sono Leonardo Ionni e le Marche sono la mia terra!
Vivo da sempre con orgoglio l’appartenenza a questo territorio di cui fin da ragazzo ammiro le forme e percorro i sentieri, con la curiosità di chi vuole conoscere davvero ogni angolo di ciò che ama.
Vivere la montagna, i viaggi e la fotografia: ogni esperienza “là fuori” è stata la tappa di un percorso che nel tempo si svelava. Anche quando il lavoro mi portava lontano, era sempre qui, dove sono le mie radici, l’unico luogo dove ritornare , per poter rallentare i ritmi e ritrovare me stesso.
Per lungo tempo ho accarezzato l’idea su come riuscire a unire passione ed esperienze, un ritorno a me stesso attraverso un progetto turistico legato al mio territorio.
Abilitarmi prima come Guida Naturalistica Ambientale Escursionistica (AIGAE) e successivamente Accompagnatore Cicloturistico e Istruttore di Forest Bathing CSEN, sono stati i passi successivi per la nascita di MARCHEXPLORE.
Un sogno che pian piano prende forma, un progetto che vuole accompagnare chiunque ami la natura a riscoprirla con occhi nuovi. Perché la bellezza di un bosco, il silenzio di un sentiero, l’energia di un ambiente naturale possono essere molto più di una semplice escursione: possono essere un ritorno a sé stessi.
Se anche tu senti il richiamo della natura, vieni a esplorare le Marche con me, ti guiderò tra i luoghi che amo di più.